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Viaggio sugli appennini Tosco-Emiliani della IX: un'esperienza indimenticabile
Il 7 ottobre 2026 noi, la IX classe del liceo Waldorf di Palermo, siamo partiti con il treno per l’epoca di Forestazione. Ad accompagnarci c’erano il professor Massimiliano Sammito e il professor Gianluca Pecoraino. Alle 17:30 abbiamo preso il treno interCity per Roma. Abbiamo viaggiato tutta la notte, ma, nonostante questo, il viaggio è stato piuttosto piacevole per tutti. Da Roma abbiamo preso un treno diretto a Bologna. Ad aspettarci alla stazione c’era la professoressa Giulia Ghirardino, che ci ha accompagnati alla scuola Waldorf Maria Garagnani. Lì abbiamo conosciuto la IX classe di Bologna, con cui avremmo condiviso l’esperienza. Siamo andati tutti a Villa d’Aiano, un paesino piccolo e pittoresco. Là abbiamo conosciuto la nostra guida, il professor Roberto Calzolari, molto esperto nella forestazione, disponibile e simpatico. Appena arrivati abbiamo montato le tende e conosciuto un po’ il posto; c’era un prato rigoglioso attorniato da qualche albero, con accanto un torrente dove si poteva fare il bagno e un campetto da calcio in cemento. Un po’ più in alto c’era la struttura principale, dove vi erano bagno, cucina e sala da pranzo/studio.
La maggior parte delle giornate si svolgeva così: la mattina, circa alle 7:30, il prof. Calzolari ci svegliava suonando il violino, appena ci alzavamo andavamo a fare il saluto al sole, poi facevamo colazione con porridge, tè o latte d’avena (unico pasto non preparato da noi) e andavamo nel bosco portando attrezzi e zaini in spalla. Lavoravamo dalla mattina fino al primo pomeriggio con pausa pranzo e mangiavamo panini preparati da noi la mattina o la sera prima. Quando tornavamo al campo facevamo lezione su animali e piante locali con il prof Calzolari. Dopo la lezione avevamo del tempo libero; lo passavamo a giocare a biliardino o nel campo da calcio. La sera preparavamo la cena a gruppi e mangiavamo tutti insieme. Dopo la cena ognuno andava nelle proprie tende e il prof Calzolari ci raccontava la storia di Bambi.
Il secondo giorno è arrivato Alessandro Geri, ex lavoratore addetto alla manutenzione dei sentieri. Lui ci guidava e segnalava i lavori da fare, che variavano dal pulire, potare le piante sui sentieri, zappare, levare massi dai percorsi o costruire dei gradini nei sentieri più ripidi. Per costruire i gradini, zappavamo una striscia orizzontale, dove incastravamo i tronchi tagliati da noi, e, grazie al puntone e alla mazza, facevamo due buchi in cui infilavamo due picchetti, che servivano a tenere su il tronco.
Il penultimo giorno siamo andati a esplorare la Tana dell’Uomo Selvatico, una grotta che si addentrava nella roccia. C’erano dei passaggi dove la grotta era così stretta che bisognava sdraiarsi completamente: è stata un’esperienza unica. Lo stesso giorno i professori hanno montato una carrucola lungo la casa delle fate (una roccia con dei buchi che rappresentavano le “case delle fate”). Ci imbracavamo e i compagni ci tiravano su con una corda, issandoci fin sulla cima della roccia a circa 15 metri. Lo scopo era quello di guardare il bosco dall’alto.
Questa gita ci ha insegnato non solo a saperci comportare e ambientare nella natura, ma anche il valore delle cose e delle persone, di come in così poco tempo si può creare e si è creato un rapporto così unico, pur sapendo che non ci vedremo spesso. Le risate in cucina, giocando a biliardino o mentre lavoravamo sotto la pioggia e in mezzo al fango, le discussioni a tavola, le lamentele nel camminare tanto con gli attrezzi pesanti in spalla o la soddisfazione nel finire e completare il lavoro tanto sudato e infine la tristezza nel doverci salutare per partire, tutto questo ci è mancato appena saliti sul treno. Anche se è stata una gita complicata e piena di imprevisti, noi ringraziamo veramente tutti i professori e i genitori sia di Palermo sia di Bologna per averci fatto fare questa esperienza.
La IX classe


